
Allergia o intolleranza al lattosio
Il latte, da sempre simbolo di nutrimento, è stato per secoli un alimento fondamentale nella dieta umana; eppure, per molte persone, il suo consumo può trasformarsi in un problema di salute: stiamo parlando di due condizioni spesso confuse tra loro, ma profondamente diverse, l’allergia alle proteine del latte e l’intolleranza al lattosio. Cerchiamo di capirne le differenze.
Partiamo dall’allergia alle proteine del latte, una reazione del sistema immunitario che identifica erroneamente alcune proteine del latte, come la caseina o le sieroproteine, come sostanze nocive; ciò scatena una risposta immunitaria che può manifestarsi con sintomi che vanno dall’orticaria al gonfiore del viso, fino a reazioni più gravi come lo shock anafilattico. L’allergia al latte è più comune nei bambini, ma può persistere anche in età adulta, richiedendo una rigorosa esclusione del latte e dei suoi derivati dalla dieta. Non si tratta semplicemente di evitare il bicchiere di latte mattutino, ma di prestare attenzione a una vasta gamma di alimenti che potrebbero contenere tracce di proteine del latte, dai prodotti da forno ai salumi, passando per alcuni farmaci e persino cosmetici.
Dall’altra parte, troviamo l’intolleranza al lattosio, una condizione molto più diffusa e meno pericolosa, ma comunque in grado di influenzare significativamente la salute. L’intolleranza al lattosio è causata da una carenza di lattasi, l’enzima responsabile della digestione del lattosio. Quando il lattosio non viene scomposto correttamente, raggiunge l’intestino crasso, dove viene fermentato dai batteri intestinali, producendo gas, gonfiore, crampi addominali e diarrea. A differenza dell’allergia, l’intolleranza al lattosio non coinvolge il sistema immunitario e i suoi sintomi, seppur fastidiosi, non sono pericolosi per la vita.
Ma come si arriva a sviluppare un’intolleranza al lattosio? La risposta ci riporta indietro nel tempo: in passato, la capacità di digerire il lattosio era limitata ai neonati, che producevano lattasi per nutrirsi del latte materno. Con lo svezzamento, la produzione di questo enzima diminuiva naturalmente, rendendo gli adulti incapaci di digerire il latte. Tuttavia, con l’avvento dell’agricoltura, alcune popolazioni iniziarono a consumare latte anche in età adulta, sviluppando una mutazione genetica che permetteva loro di continuare a produrre lattasi. Oggi, questa mutazione è comune nelle popolazioni di origine europea, mentre è meno diffusa in quelle asiatiche, africane e sudamericane, dove l’intolleranza al lattosio è più frequente.
La diagnosi di queste due condizioni richiede approcci diversi. Per l’allergia alle proteine del latte, i test allergologici, come il prick test o le analisi del sangue, sono essenziali per identificare la reazione immunitaria. Per l’intolleranza al lattosio, invece, si può ricorrere al breath test, che misura la quantità di idrogeno nell’aria espirata dopo l’assunzione di lattosio, o a test genetici per valutare la presenza della mutazione che permette la produzione di lattasi.
Vivere con un’allergia o un’intolleranza al lattosio non è sempre facile, ma oggi le alternative sono numerose e accessibili. Per chi soffre di allergia, è fondamentale leggere attentamente le etichette degli alimenti e informarsi sui possibili rischi di contaminazione. Per gli intolleranti al lattosio, invece, esistono prodotti senza lattosio, come latte, formaggi e yogurt, che permettono di continuare a godere dei sapori senza incorrere nei fastidiosi sintomi. Inoltre, gli integratori di lattasi possono essere un valido aiuto per chi desidera concedersi occasionalmente un gelato o una fetta di torta.
Che si tratti di una reazione immunitaria o di una carenza enzimatica, queste condizioni ci invitano a prestare attenzione ai segnali del nostro corpo, a rispettare le nostre limitazioni e, perché no, a esplorare nuove strade gastronomiche; perché, in fondo, il cibo non è solo nutrimento, ma anche cultura, condivisione e scoperta.